Accordi

Triadi

Definizione e tipologie

Una triade è un accordo formato da tre suoni distinti, costruiti sovrapponendo due intervalli di terza a partire da una nota di riferimento, detta fondamentale.

In termini strutturali, una triade contiene:

  • una fondamentale

  • una terza (maggiore o minore rispetto alla fondamentale)

  • una quinta (giusta, diminuita o aumentata rispetto alla fondamentale)

Questa definizione è rigorosa, ma non basta a capirne il significato musicale. Una triade non è solo un insieme di tre note: è la rappresentazione minima di un centro armonico. È il primo punto in cui la musica verticale diventa riconoscibile come “accordo”.

Le triadi esistono perché l’orecchio umano riconosce come stabile la sovrapposizione di:

  • una fondamentale

  • la sua terza

  • la sua quinta

Non è una scelta arbitraria. È una configurazione che, nella pratica musicale, si è dimostrata sufficientemente stabile da poter funzionare come punto di appoggio, come “luogo”.

Per questo le triadi sono ovunque, anche quando non vengono suonate esplicitamente.

Le triadi si distinguono in base alla qualità degli intervalli che le compongono. Le tipologie fondamentali sono quattro.

  • Triade maggiore

    • Terza maggiore

    • Quinta giusta

    È la triade più stabile e definita. Chiarisce immediatamente il centro. Non spinge, afferma.

  • Triade minore

    • Terza minore

    • Quinta giusta

    Meno assertiva della maggiore. Più introspettiva. Stabile, ma con un colore diverso.

  • Triade diminuita

    • Terza minore

    • Quinta diminuita

    Intrinsecamente instabile. Non si appoggia bene su se stessa. Chiede movimento anche quando è ferma.

  • Triade aumentata

    • Terza maggiore

    • Quinta aumentata

    Simmetrica, ambigua. Non ha una direzione unica. Non è instabile per attrito, ma per mancanza di gravità.

Nel linguaggio moderno, soprattutto jazz e pop, le triadi vengono spesso indicate con sigle.

Triade maggiore

Solo la lettera: C

Triade minore

Lettera seguita da “m” oppure “–”: Cm, G–

Triade diminuita

Lettera seguita da “dim” oppure simbolo °: Bdim, B°

Triade aumentata

Lettera seguita da “aug” oppure simbolo +: Caug, C+

Questa notazione è compatta e funzionale. Dice che tipo di triade stai guardando, ma non dice nulla su:

  • voicing

  • registro

  • disposizione delle voci

Tutte decisioni musicali, non teoriche.

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Rivolti

Il rivolto di una triade è semplicemente un modo diverso di disporre le stesse tre note, cambiando quale sta al basso.

La triade non cambia identità… cambia solo “come si presenta”.

  • Posizione fondamentale (root position)

    • Basso: C (la fondamentale)

    • Ordine: C – E – G

    • È la forma “base”

    • Qui senti chiaramente il centro tonale… è stabile, “a casa”.

  • Primo rivolto

    • Basso: E (la terza)

    • Ordine: E – G – C

    • Si può scrivere sia C/E (C con E al basso) sia C/I

    • Il suono è già diverso… meno “radicato”, più fluido.

  • Secondo rivolto

    • Basso: G (la quinta)

    • Ordine: G – C – E

    • Si può scrivere sia C/G (C con G al basso) sia C/II

    • Qui il senso di stabilità si allenta ancora… spesso suona “in sospensione”.

_images/triade-maggiore-rivolti.svg _images/triade-minore-rivolti.svg _images/triade-diminuita-rivolti.svg _images/triade-aumentata-rivolti.svg

Triadi a parti late

Una triade a parti late (in inglese open position triad o spread triad) è una triade in cui le tre note non sono tutte “attaccate” (come nella posizione chiusa), ma vengono spaziate, aprendo il suono.

Si ottiene prendendo una delle voci della triade e alzandola o abbassandola di un’ottava:

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Le triadi a parti larghe sono il ponte tra:

  • “forme” (che spesso ti bloccano)

  • e musica che si muove davvero

Perché:

  • ti costringono a vedere le note singolarmente

  • ti fanno controllare le voci interne

  • ti liberano dal pensare “box”

Le triadi sus

Le triadi sus (suspended) sono un piccolo cambio che fa un’enorme differenza: togli la terza… e al suo posto metti una seconda o una quarta.

Definizione veloce

  • sus2 → 1 2 5

  • sus4 → 1 4 5

Esempio su Do:

  • Csus2 → C D G

  • Csus4 → C F G

Manca la terza… quindi non è né maggiore né minore.

“Suspended” non è solo un nome… È proprio una sospensione:

  • togli la nota che definisce l’accordo (la terza)

  • metti una nota che crea tensione

  • e poi (spesso) la fai scendere o salire sulla terza

Csus2

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Suono:

  • aperto

  • “modale”

  • quasi sospeso, senza direzione precisa

Csus4

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Suono:

  • più teso

  • tende a risolvere sulla terza (F → E)

Questo è il classico movimento: Csus4 → C

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Triadi come fotografia

Una triade è una fotografia.

Scatta un’immagine a qualcosa che, in realtà, si stava muovendo.

Quando prendi una scala e sovrapponi terze, stai fermando un istante. Stai dicendo: in questo punto del tempo, queste note stanno insieme. Ma la musica non nasce per sovrapposizione verticale. Nasce per movimento orizzontale.

Le triadi non spiegano perché la musica funziona. Spiegano come possiamo rappresentarla in modo compatto.

Se pensi a un accordo come a un oggetto da posizionare, perdi il senso del prima e del dopo. Se invece lo pensi come a una istantanea di voci che si stanno muovendo, tutto cambia. Ogni nota dell’accordo arriva da qualche parte e sta andando da qualche altra parte.

Accordi di quattro note

L’aggiunta di una nota (una seconda o una terza sopra la quinta di unatriade) dà vita agli accordi di sesta o di settima, che sono accordi di quattro voci: i più utilizzati nella musica moderna. Queste strutture d i quattro suoni, contenuti all’interno di una sola ottava. Sono gli accordi più frequenti per l’improvvisazione Jazz.

Gli accordi che coprono più di un’ottava (none, undicesime e tredicesime) non sono altro che estensioni di questi accordi di base.

Gli accordi di quattro note creano una tessitura armonica più «ricca» (e più dissonante) delle triadi. La quarta nota, aggiunta alla triade di base, è generalmente una settima minore o maggiore sopra rispetto alla tonica.

In linea di massima, gli accordi di sesta sono meno dissonanti di quelli di settima.

Struttura degli accordi a quattro voci

Se consideriamo solo i più comuni, ci sono due accordi di sesta e cinque di settima. Osservane la struttura, indicata dai numeri: questi possono essere usati per cantarla e per denominare l’accordo.

Nome

Sigla

Intervalli

Maggiore sesta

C6

1 3 5 6

Settima di dominante

C7

1 3 5 ♭7

Maggiore settima

1 3 5 7

Minore sesta

Cm6

1 ♭3 5 6

Minore settima

Cm7

1 ♭3 5 ♭7

Minore settima quinta diminuita

o Semidiminuito

Cm7♭5 o C∅

1 ♭3 ♭5 ♭7

Diminuito settima

C°7

1 ♭3 ♭5 𝄫7

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Nell’accordo di settima diminuita si indica 𝄫7, equivalente enarmonico di 6, ma poco importa.

Oltre a questi accordi possiamo trovare altre forme, meno frequenti:

Nome

Sigla

Intervalli

Settima quarta sospesa

C7sus4

1 4 5 ♭7

Minore settima maggiore

CmΔ

1 ♭3 5 7

Maggiore settima quinta eccedente

CΔ♯5

1 3 ♯5 7

Settima quinta eccedente

C7♯5

1 3 ♯5 ♭7

Settima quinta diminuita

C7♭5

1 3 ♭5 ♭7

Rivolti degli accordi

Rivoltare un accordo significa ricombinare i suoi intervalli come abbiamo già visto con le triadi.

Stato fondamentale

Tonica al basso

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Primo rivolto

Terza al basso

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Secondo rivolto

Quinta al basso

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Terzo rivolto

Settima al basso

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Nel rivoltare un accordo si crea un intervallo che non è una terza (può essere una seconda o una quarta): la nota più alta tra queste due è sempre la tonica.

Sesta o settima?

Possiamo notare che alcuni rivolti possono avere due nomi: uno nel caso in cui lo consideriamo accordo di sesta e uno nel caso in cui lo consideriamo accordo di settima.

Questo accade per gli accordi Maggiore sesta e Minore sesta. Questo accade perché gli accordi di sesta hanno come tonica la terza minore dell’accordo avente la sesta come tonica. Sembra un giro di parole ma in termini concreti abbiamo:

Un accordo maggiore sesta ha come terzo rivolto un accordo minore settima costruito sulla sesta:

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Un accordo minore sesta ha come terzo rivolto un accordo semidiminuito costruito sulla sesta:

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Le settime come direzione

Quando aggiungi la settima a una triade, succede qualcosa di decisivo.

L’accordo smette di essere statico.

La settima introduce una tensione che chiede movimento. Non colora, orienta. Indica una direzione possibile, spesso inevitabile.

Un accordo di settima non è più solo “un posto”. È un vettore.

Che sia maggiore, minore o dominante, la settima racconta sempre una storia di instabilità controllata. È il motivo per cui tanti accordi senza settima sembrano “chiusi”, mentre quelli con la settima sembrano vivi, anche se suonati fermi.

Le estensioni

Le estensioni non nascono per complicare le cose. Nascono perché le voci continuano a muoversi.

Nona, undicesima, tredicesima non sono aggiunte decorative. Sono il risultato naturale di linee melodiche che non si fermano alla settima. Se una voce sale o scende ancora, l’accordo si amplia.

Quando le estensioni vengono trattate come “colori da mettere sopra”, diventano arbitrarie. Quando vengono sentite come prosecuzione del movimento, diventano inevitabili. Un accordo esteso non è più complesso. È solo più onesto rispetto a ciò che sta succedendo nella musica.

Estensioni dell”accordo maggiore:

Cadd9

1 - 3 - 5 - 9

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C6/9

1 - 3 - 5 - 6 - 9

_images/estensione-69.svg

CΔ9

1 - 3 - 5 - 7 - 9

_images/estensione-maj9.svg

CΔ♯11 o Clyd

1 - 3 - 5 - 7 - 9 - ♯11

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L’etichetta add9 si usa per indicare che alla triade viene aggiunta solo la nona maggiore, mentre la settima è esclusa.

Quando invece usi l’etichetta lyd, stai facendo un salto di prospettiva, non stai più descrivendo “come è costruito” ma stai dicendo a quale universo sonoro appartiene, comunica subito una funzione armonica precisa. Questo sarà più chiaro quando parleremo dell’armonizzazione della scala maggiore.

Estensioni dell”accordo minore:

Cm(add9)

1 - ♭3 - 5 - 9

_images/estensione-madd9.svg

Cm9

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - 9

_images/estensione-m9.svg

Cm11

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - 11

_images/estensione-m11.svg

CmΔ9

1 - ♭3 - 5 - 7 - 9

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I simboli m9 e m11 implicano l’inclusione della settima minore (7)… gli accordi m11 possono includere oppure no anche la nona maggiore (9). Nel jazz, il suono minore “di base” non è la triade minore, ma l’accordo a quattro voci m7.

Estensioni dell”accordo dominante:

Qui distinguiamo tra tensioni diatoniche (9, 13) e tensioni alterate (♭9, ♯9, ♯11, ♭13). Le alterazioni sono modifiche cromatiche di tensioni diatoniche o di note dell’accordo (“diatonico” nel senso di “appartenente alla scala o alla tonalità”). ♭9 e ♯9 derivano dall’abbassare o alzare la 9 di un semitono; la ♭13 riguarda la 13; e la ♯11 si ottiene alzando cromaticamente la 4 (= 11) oppure abbassando cromaticamente la 5.

C9

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - 9

_images/estensione-9.svg

C7#11

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - ♯11

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C13

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - 13

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C7♭9

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - ♭9

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C7♯9

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - ♯9

_images/estensione-7s9.svg

C7♭13

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - ♭13

_images/estensione-7f13.svg

Nel caso di C9 o C13, per semplificare non è necessario indicare esplicitamente la settima minore (7)… si dà per scontato che faccia automaticamente parte dell’accordo.

A volte si incontra il simbolo generale alt: significa che le tensioni utilizzate devono essere composte solo da note alterate, senza però implicare una specifica alterazione.

Naturalmente, le tensioni possono essere combinate liberamente. Si ottengono sonorità particolarmente interessanti quando si incorporano sia estensioni diatoniche sia estensioni alterate:

C7♭9♯11

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - ♭9 - ♯11

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C7♯9♯11

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - ♯9 - ♯11

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C7♭9♭13

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - ♭9 - ♭13

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C7♯9♭13

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - ♯9 - ♭13

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C9♭13

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - 9 - ♭13

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C13♭9

1 - ♭3 - 5 - ♭7 - ♭9 - 13

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Una chiave di lettura

Se vuoi capire davvero un accordo, non chiederti:

“che accordo è?”

Chiediti:

“da dove arrivano queste voci e dove potrebbero andare?”

Quando fai questo, gli accordi smettono di essere sigle da memorizzare e diventano momenti di un percorso.

Accordi che stanno fermi e accordi che spingono

Gli accordi maggiori e minori, da soli, tendono a stare fermi. Non perché siano immobili, ma perché non contengono una direzione obbligata.

Un accordo maggiore afferma un centro.

Un accordo minore lo suggerisce, in modo più introspettivo.

Entrambi possono durare a lungo senza creare disagio. Possono sostenere una melodia, accompagnare, fare da terreno stabile. La loro funzione principale è quella di definire un luogo, non di raccontare un movimento.

Questo non significa che siano neutri.

Significa che non chiedono automaticamente di andare da qualche parte.

La dominante è diversa. Non sta ferma nemmeno quando è ferma.

Un accordo dominante contiene al suo interno una tensione strutturale che spinge in avanti: il tritono tra la terza maggiore e la settima minore.

Questa tensione non avviene per convenzione, ma per attrito percettivo: alcune delle sue note non si appoggiano bene sul centro e cercano una risoluzione.

Per questo la dominante è narrativa.

Non descrive un luogo, ma un momento di passaggio.

Quando compare, l’orecchio sa che qualcosa deve succedere. Anche se non sai perché, lo senti. E quando la risoluzione arriva, il sollievo non è intellettuale. È fisico.

Esistono accordi che non stanno né fermi né spingono in modo chiaro. Sono ambigui per natura.

Accordi sospesi, diminuiti, aumentati, quartali, accordi senza terza… non definiscono un centro in modo netto e non indicano una direzione univoca. Restano in bilico.

Questa ambiguità non è un difetto.

È una risorsa.

Questi accordi servono a:

  • rimandare una decisione

  • mantenere uno spazio aperto

  • evitare una risoluzione troppo rapida

Sono fondamentali quando vuoi sospendere il senso, non chiarirlo.

Una sigla dice poco. Dice che struttura stai guardando, non come funziona in quel momento.

Lo stesso accordo può:

  • stare fermo

  • spingere

  • sospendere

a seconda di:

  • cosa c’era prima

  • cosa viene dopo

  • dove cade nel tempo

  • come viene suonato

Un G7 può essere una dominante classica, una sospensione modale, un colore blues, un accordo fermo che non risolve mai. La sigla è la stessa, la funzione no.

Per questo leggere un accordo come un oggetto isolato è sempre riduttivo. Un accordo è sempre un evento in un contesto.